Vilaj Italyen

Introduzione

Al suo arrivo a Waf, Suor Marcella spende 3 mesi interi a prendere contatti con i “boss” del quartiere, non può varcare l’ingresso di Waf Jeremie, finchè, conquistata la loro fiducia nel vederla giocare coi bambini, le permettono di entrare.

Per molto tempo Suor Marcella dà sepoltura ai morti abbandonati per strada, li carica sulla macchina e li porta alla “morgue”, l’orribile obitorio dove finisce chi (la maggior parte!) non ha i soldi per il funerale. La povertà , la fame e la delinquenza; Waf in mano alle gang locali.

Continua...

Nascono pian piano i programmi per combattere la denutrizione con i primi sparuti aiuti degli amici italiani, i programmi di educazione sanitaria, nasce l’Ambulatorio San Franswa. Intorno a lei cresce la fiducia. Alcuni dei ragazzi di Waf la seguono e lei se li tira dietro e sono ora i suoi “boys“ come li chiama, infermieri, lattonieri, muratori…quello che serve; alcuni, diventati uomini, darebbero la vita per lei e per Waf.

Poi il terremoto – Suor Marcella è in Italia al capezzale di sua madre morente – Quattro giorni dopo torna a Waf a cercare la sua gente. Nemmeno loro speravano che tornasse, sembrava una follia recarsi in un luogo così disperato, ma lei dice “Vado ad annunciare alla mia gente che pochi minuti di terrore non hanno distrutto la loro speranza, perchè Cristo la morte l’ha già vinta”. Arrivando trova la distruzione , quella permanente , la clinica distrutta, neanche più le misere case in cui i più fortunati di Waf vivevano; si sono sbriciolate con dentro i loro abitanti. Port au Prince è nella desolazione e a Waf solo le baracche hanno retto la scossa oscillando con la terra. Una donna quando la vede arrivare le corre incontro, l’abbraccia ed esclama : ”Ora so che Dio non ci ha abbandonati”.

Suor Marcella si rimbocca le maniche e ricomincia a lavorare: a Waf arrivano i primi aiuti . Arrivano gli amici volontari : c’è la nave Cavour –una grazia inimmaginabile che porta cibo, farmaci e persino posti letto per i feriti gravi. I Carabinieri, i Vigili del Fuoco, gli uomini della protezione Civile e della Guardia di Finanza e i soldati del Battaglione San Marco sempre pronti ad aiutarla.

Marcella , da subito, è l’unica a distribuire gli aiuti senza bisogno di scorta armata. Mentre in città si vedono gli scontri che tutti abbiamo visto alla televisione. Si comincia da subito a distribuire acqua, si costruisce una cucina per permettere ai bambini di ricevere un pasto al giorno (del riso e fagioli). L’attività della clinica riparte dentro a due tende cosicchè si possono riprendere i programmi contro la malnutrizione e per l’accompagnamento delle donne in gravidanza, ma si curano anche tante ferite e altre malattie. I primi mesi sono tutto un concatenarsi di arrivi e partenze di amici medici e di altri volontari che lavorano alla clinica o coi bambini. Intanto per i primi mesi del post terremoto c’è anche un programma di distribuzione di cibo alle famiglie di Waf, una volta alla settimana. Le famiglie che accettano di lasciare i ruderi delle baracche distrutte entrano nelle tende usate prima a L’Aquila (commuove ogni italiano passato di lì, vederle nelle loro file ordinate, sotto il sole cocente dei caraibi). Ma nel frattempo comincia l’ambiziosissimo progetto di costruzione del Vilaj Italyen (come la gente di Waf decide di chiamarlo), e oggi ci sono 122 casette verdi, blu e gialle con 8 blocchi di latrine comuni (una novità assoluta da queste parti!).

Il Vilaj Italyen si ingrandisce, con la Scuola Regina della Pace, la scuola materna Stella Maris, la cappella Regina della Pace e addirittura una casa accoglienza per gli orfani di Waf, ma anche per tutti quei bambini che le famiglie, impossibilitate a mantenerli, abbandonerebbero altrimenti davanti a un orfanotrofio.

In seguito ad una epidemia di colera quello che succede è uno spettacolo, pur nell’estrema drammaticità dell’epidemia; la gente di Waf si stringe attorno al Vilaj Italyen, tutti aiutano come possono.

Qui non si vedono davvero le scene di scontri che avvengono solo un paio di chilometri più in là, nel centro di Port au Prince. Qui la gente ha chiaro che Suor Marcella è lì solo e tutta per loro, e che chiunque arrivi con lei in questo luogo, è lì con lei per lo stesso motivo e quindi diventa subito un grande amico.

A febbraio 2011 il Nunzio Apostolico ad Haiti si reca a Waf, celebra una Messa e inaugura il Vilaj Italyen, benedicendo le case, la scuola, la clinica e soprattutto la gente di Waf che mai si era trovata così al centro del mondo. Come ha scritto un amico giornalista, se arrivate a Port au Prince dall’aereo vedete una distesa grigia di macerie e di brutture, ma vedete come per miracolo un puntino, dei tetti colorati, bianchi, rossi e blu (come la bandiera di Haiti): è il Vilaj Italyen, seme di speranza per questo popolo martoriato.

Oggi abbiamo quello che la gente chiama il Vilaj Italyen:

– 122 casette in muratura per la gente delle baracche;

– la scuola elementare Ren De Iapè (Regina della Pace) per 450 bambini, funzionante dalle 8 alle 17 che garantisce oltre che l’accesso all’istruzione, la certezza di due pasti al giorno per ogni bambino;

– la scuola materna Stella Maris con 135 bambini di 3-6 anni;

– l’asilo nido con 50 bimbi di 1-2 anni che permette alle mamme di portare avanti la loro attività di vendita lungo le strade della città;

– la Kay Pè Giuss, casa d’accoglienza don Luigi Giussani che ospita 130 bimbi orfani di genitori deceduti per lo più a causa dell’AIDS.

– la clinica Sen Franswa (San Francesco) che si occupa di seguire le donne durante la gravidanza, offrire una sala parto pulita e sicura, monitorare il neonato nel suo sviluppo. La clinica ha anche un progetto a domicilio, con un’équipe che visita settimanalmente le baracche in cerca di bambini denutriti, ammalati, trascurati dalle mamme.

Nei primi mesi del 2016 è stata edificata La Chiesa consacrata ed inaugurata nel mese di luglio 2016.